LES PAYS DE COCAGNE

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 livres en italien

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buenaventura
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MessageSujet: livres en italien   Jeu 14 Juil - 9:51

TRAME NERE
I movimenti di destra in Italia dal dopoguerra ad oggi

Fratelli Frilli Editori http://www.frillieditori.com


Autore Giuseppe Scaliati
Formato 14 x 21
ISBN 88-7563-001-1
Pagine 240


Trame nere intende offrire al lettore una vasta ed accurata panoramica,
sulla
composizione e sulle vicende, dei movimenti della Destra italiana dal
dopoguerra
ad oggi. Un'attenzione particolare è rivolta alla maggiore
organizzazione
neofascista, il Movimento Sociale Italiano e alle altre associazioni,
più
o meno ad esso correlate, che hanno recitato un ruolo da protagonisti
nei
cosiddetti "anni della tensione".L'indagine si estende fino al passato
più
recente con la svolta storica di Alleanza Nazionale e il rifiorire
dell?estrema
destra che, sotto la guida di nuovi e vecchi personaggi, tende ad
inserirsi
prepotentemente non solo nella politica ufficiale con appoggi ed
alleanze
strategiche, ma anche e soprattutto nei movimenti giovanili.


Cordiali saluti
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buenaventura
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MessageSujet: .   Sam 30 Juil - 12:25

Il ritorno di Hobbes
GUGLIELMO RAGOZZINO

«Appuntamento a Samarra». Un racconto dei tempi delle Mille e una
notte,
ripreso da John O'Hara, lo scrittore americano, si intitola così. A
Baghdad,
Alì incontra un amico che appare terrorizzato. Interrogato, quello gli
racconta di avere incontrato la Morte che lo ha minacciato. «Fuggi di
qui,
rifugiati a Samarra; torna quando ti chiamerò, tra qualche giorno».
L'amico
ubbidisce. Fatti pochi passi Alì incontra a sua volta la Morte. «Perché
hai
spaventato Ahmed?» le chiede. «Ma no, risponde quella. Era un gesto di
sorpresa. Ho con lui un appuntamento domani, a Samarra». Come si può
vedere,
è la storia di Jean Charles de Menezes, il giovane elettricista
brasiliano
fuggito dal Minas Gerais perché voleva vivere lontano da un ambiente
così
violento e pericoloso. Rifugiato a Londra. Ucciso con cinque colpi alla
testa, da presso, perché non avesse scampo, secondo la legge di Tony
Blair,
applicata da Jan Blair, il capo di Scotland Yard. Rifugiarsi a Londra
per
trovare un luogo sicuro ed essere ucciso dalla polizia locale, senza
aver
fatto niente è davvero un triste destino. Una consolazione postuma
viene
però da Piero Ostellino che nell'editoriale del Corriere della Sera di
ieri,
25 luglio, mostra come anche per il «paradosso morale» di uno stato che
spara ai suoi buoni cittadini invece di proteggerli, una soluzione
esista.
«Se all'intimazione delle forze dell'ordine il cittadino si comporta in
un
certo modo (non scappa, tiene le mani bene in vista, segue le
disposizioni
che gli sono impartite) non corre inutili rischi». Tanto meno
aggiungiamo
noi, se ha avuto l'accortezza di nascere in una famiglia con la pelle
chiara, europea; o ariana, come si diceva un tempo. De Menezes invece,
incautamente era un latino americano di pelle talmente scura da
apparire,
ambiguamente, un asiatico. E Ostellino prosegue e conclude: «In caso
contrario e se è ucciso, la sua morte non è più un "paradosso morale"».

Sappiamo poco di Thomas Hobbes, se non che diceva ogni tanto «homo
homini
lupus» e pensava che per evitare la ferinità da lupi degli uomini,
occorreva
attribuire allo stato il monopolio della violenza. I liberali evoluti,
e
Ostellino tra essi, hanno poi ritenuto che il potere assoluto del re -
dello
stato - debba essere condizionato da leggi. A noi che poco sappiamo,
verrebbe in mente che le leggi devono soprattutto essere rivolte a
trattenere la forza dello stato. Invece altri, ben più liberali di noi,
pensano che siano i cittadini a doversi dare regole: per esempio quella
di
non trovarsi mai sulla traiettoria dei giusti colpi sparati da chi ha
il
monopolio delle armi.

Da questo punto di vista abbiamo in Italia un'esperienza che può
servire ai
legislatori romani e padani del pacchetto sicurezza; e perfino i Blair
inglesi e la loro regina, Whitehall e compagnia bella, possono
ricavarne
qualche riflessione sull'uso della forza. In Italia abbiamo avuto la
notevole opportunità di studiare e mettere in pratica il nostro Hobbes
con
la legge Reale (654/75, di cui il prossimo 13 ottobre si celebrerà il
trentesimo anniversario). Con la legge Reale - ministro repubblicano,
di
centrosinistra - polizia e carabinieri potevano sparare, senza poi
dover
spiegare perché lo avessero fatto. I morti ammazzati, dal 1976 al 1989
furono 237 e 352 i feriti come si può leggere alla pagina 2 del
manifesto.
Circa 130 persone furono uccise in assenza di reato o per resistenza,
oltraggio e analoghe infrazioni che non meritavano la morte.

I morti per causa di terrorismo furono in quegli stessi anni tremendi
124,
circa la metà dei morti ammazzati dalle forze dell'ordine, in omaggio a
Hobbes. 120 dopo il debutto della legge Reale.

Una ipotesi mai smentita suggerisce che il terrorismo, arrivato in
forze
dopo la legge Reale, ne sia stato la conseguenza molto più che la
causa.

Il Manifesto
26/7/2005
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buenaventura
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MessageSujet: .   Sam 3 Sep - 11:18

Marcus Rediker
*CANAGLIE DI TUTTO IL MONDO*
*L'epoca d'oro della pirateria*

traduzione di Roberto Ambrosoli

2005 /192 pp. /€ 17,00
ISBN 88-89490-03-9

*Indice*
I. Storia di due terrori, II. L’aritmetica politica della pirateria,
III. Chi «si farà pirata»?, IV. Il nuovo governo della nave, V. Rendere
giustizia ai marinai, VI. Le donne pirata: Anne Bonny e Mary Read, VII.
Estirparli dal mondo, VIII. Una sfida alla morte stessa, Conclusione.
Oro e sangue

*link diretto al libro*:
http://www.eleuthera.it/promo.php?id=184
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MessageSujet: .   Sam 10 Sep - 13:10

E’ PRONTO IL CD DELL’USI PER L’AUTOFORMAZIONE SINDACALE.

Finalmente ce
l’abbiamo fatta … è pronto il CD: USI – di tutto e di più.

In questi
ultimi anni abbiamo lavorato molto, sia come UNIONE SINDACALE ITALIANA
che come USICONS – associazione nazionale per la tutela e la difesa
degli utenti e consumatori, nel costruire a Roma ed in altre situazioni
degli sportelli di informazione, di consulenza per le vertenze e di
lotta.

In varie occasioni abbiamo anche fatto dei corsi di formazione
e di alfabetizzazione sindacale per i nostri delegati e per compagni e
compagne interessati/e all’autorganizzazione, l’ultimo è stato
quest’
anno per gli “sportellanti” delle occupazioni delle case.

In tutte
queste occasioni ma anche da chi veniva agli sportelli da noi aperti
presso centri sociali, presso le nostre sedi o quelle di altre
associazioni, ma anche in alcune sezioni del PRC, ci è stato chiesto
di
mettere in rete documenti, contratti, analisi delle Leggi … ed i
nostri
corsi di formazione.

Per questo, come Segreteria dell’USI AIT, abbiamo
deciso di preparare e di vendere a sottoscrizione (ad un minimo di 5
euro, per compensare spese e lavoro svolto dalla Coop. edit. “L’
UNIONE”) un CD completo di tutto, anche come primo momento di
autorganizzazione sindacale e sociale.

Siccome i nostri militanti ci
chiedevano spesso della nostra storia e di quella del sindacalismo di
azione diretta, abbiamo fatto raccogliere sul CD dai compagni e dalle
compagne della Coop. molto di quello che avevano/avevamo prodotto in
questi ultimi anni .. inserendo anche alcune canzoni del movimento.

In
attesa delle vostre richieste, perché vi ricordiamo è uno strumento
molto utile, vi elenchiamo parte del materiale riprodotto:
a) nella
prima cartella USI - di tutto e di più ci sono:
- i principali
contratti nazionali di lavoro;
- i corsi di formazione e di
alfabetizzazione sindacale svolti negli ultimi anni;
- le Leggi sul
lavoro e sulla sicurezza, alcune anche commentate (vedi la Legge 300/70
e quella detta Legge Biagi);
- modulistica varia da utilizzare negli
sportelli informativi;
- alcuni documenti e volantini;
- la modulistica
per le eventuali elezioni delle RSU (strumento di rappresentanza che
non ha mai convinto noi dell’USI!);
- materiali sul TFR ed altro
(compresi i nostri servizi legali nazionali) per potersi difendere;

- la nostra Storia e in parte quella del sindacalismo d’azione
diretta
... con molte immagini.
b) nella seconda cartella, musica
autoprodotta dalle aree sociali insieme all’USI.
c) nella terza ed
ultima una breve storia, anche la nostra, in immagini con sottofondo
alcuni canzoni di lotta.

Per contatti e richiesta vi potete
rivolgere alla nostra sede nazionale in Via Iside 12 – 00184 Roma o
telefonando allo 06/70451981 o faxandoci allo 06/77201444 o inviandoci
una e-mail a: usiaitl@yahoo.com

A presto ed un saluto a tutti/e


G. Martelli – Segreteria Naz. Colleg. USI AIT

Fotinprop.settembre2005.
ViaIside12Roma
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buenaventura
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MessageSujet: .   Sam 17 Sep - 11:15

“Alle radici dell’anarchismo modenese. Per un mondo migliore 1900-1950. II parte”

Il libro, che dà seguito alla prima parte: “Alle radici dell’anarchismo modenese. Il XIX Secolo”, ricostruisce la storia dell’anarchismo modenese, nei primi cinquant’anni del secolo passato, attraverso il racconto delle lotte e cercando di recuperare, dove possibile, la dimensione umana, cioè la vita degli anarchici. Uomini e donne che nella nostra provincia hanno unito i loro sforzi, sognato e sofferto con la volontà di realizzare un mondo migliore.
Crediamo che il merito di questo lavoro sia quello di aver recuperato i documenti e le notizie significative disperse in mille rivoli: quotidiani, periodici, lettere, documenti, relazioni, ricerche, carte processuali, libri, volantini, testimonianze, ecc.; quello che ne è uscito è uno sguardo d’insieme, per certi versi ancora incompleto ed inedito, che lega in modo indissolubile l’anarchismo modenese alla storia del movimento dei lavoratori.
Conoscere questo pezzo di storia dell’anarchismo modenese, che percorre l’arco temporale che va dall’inizio del XX secolo, attraverso la guerra di Libia, la settimana rossa, la Prima guerra mondiale, la rivoluzione russa, il biennio rosso, il fascismo, la lotta antifascista, l’esilio, la guerra civile spagnola, la Seconda guerra mondiale, la Resistenza, fino alla liberazione ed ai problemi della ricostruzione, significa recuperare un pezzo significativo della nostra memoria collettiva cittadina. Significa riuscire a comprendere meglio le radici del nostro tempo.

Il libro è in formato 148x210 mm, ha 224 pagine, 21 immagini e costa 9,50 Euro + 1,50 Euro di spese di spedizione. Sconto 30% per più di 5 copie.
Per richiederlo fare un versamento sul c.c.p. 14441687 intestato a Pirondini Andrea, specificando la causale.
Per maggiori informazioni anarchismodenese@libero.it, oppure visita il sito www.anarchismodenese.altervista.org

Biblioteca popolare UGO FEDELI
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MessageSujet: .   Sam 24 Sep - 14:23

Nella sezione "Testi di riferimento" del sito www.comidad.org

LA LOTTA OPERAIA secondo MAX STIRNER (a cura del Comidad)

Questo testo di Victor Rudin su Stirner e l'anarcosindacalismo, fa giustizia
di un luogo comune dominante nell'attuale movimento anarchico: la
distinzione tra un "anarchismo sociale" da un lato ed un "anarchismo
individualistico" dall'altro.
A dimostrare quanto sia inconsistente e meramente pretestuosa questa
distinzione, c'è il dato di fatto storico per il quale l'individualista Max
Stirner è stato il maggiore teorico e ispiratore della lotta sindacale.

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MessageSujet: .   Sam 24 Sep - 16:13

IL MANUALE DI AUTODIFESA POLITICO-LEGALE E' IN DISTRIBUZIONE!!!

128 pagine
copertina plastificata
f.to tascabile (cm 12 x 17)
Euro 5,00

per richiedere
delle copie scrivere a:

reati_associativi-owner@inventati.org
[http://www.inventati.org/reati_associativi/manuale.html]

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
Ora, c'è forse ancora chi pensa che la "Legge" abbia valore di per sé,
che
sia in qualche modo una "scienza neutra". Noi crediamo il contrario:
pensiamo che le leggi siano null'altro che la cristallizzazione dei
rapporti
di classe in un dato periodo, rappresentino cioè il reale rapporto di
forze
nello scontro tra chi sfrutta e chi è sfruttato, tra chi il potere lo
detiene e chi il potere lo subisce.
Per queste ragioni abbiamo ritenuto importante realizzare questo
"manuale"
e, più in generale, impegnarci sulle problematiche della repressione.
Non
solo ci sembra utile fornire degli strumenti concreti da mettere a
disposizione di chi prende parte attiva allo scontro sociale, per una
maggiore conoscenza dei congegni creati al fine di reprimere la
variegate
forme di dissenso. Deve essere anche un'occasione di riflessione più
generale per rimettere al centro dell'azione politica collettiva di
tutti e
di tutte noi il valore della solidarietà di classe, un "valore" non
inteso
in senso morale, ma come elemento concreto attorno a cui sviluppare
oggi, in
questo contesto sociale, identità e ricomposizione politica.

Comitato Promotore
della "Campagna contro l'art. 270 del C.p.
e contro tutti i reati associativi"

Settembre 2005

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

[per info scrivere a: reati_associativi-owner@inventati.org
oppure visita il sito http://www.inventati.org/reati_associativi]

[Per leggere la Proposta di lavoro:
http://www.inventati.org/reati_associativi/documento.html]
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MessageSujet: .   Sam 8 Oct - 16:14

www.guerrasociale.org - critica libertaria al capitalismo

Sull'home-page alcuni nuovi testi, il collegamento al sito di "Tempi di guerra".

Alla pagina della distribuzione l'arrembaggio le ultime uscite editoriali, testi per la prima volta in catalogo o nuovamente disponibili:
- The Weather Underground (Film in dvd)
- Antonio Téllez, "Sabaté. La guerriglia urbana in Spagna - 1945-1960"
- Guy Debord, "Il pianeta malato / L'ammazzafame"
- Wolfi Landstreicher, "Pensieri barbari"
- Giuseppe Mariani, "Memorie di un anarchico"
- Fioravante Meniconi, "La strage del Diana"
- "Fuoco alle polveri.Guerra e guerriglia sociale in Iraq"
- Tempi di guerra - Corrispondenze dalle lotte contro le espulsioni e il loro mondo

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MessageSujet: .   Sam 8 Oct - 16:48

Novita' Eleuthera in libreria

www.eleuthera.it

-------------------------------------------------------------

*Elisée Reclus*

*STORIA DI UN RUSCELLO*
A cura di Marcella Schmidt di Friedberg

160 pp. / 13,00 euro
2005
ISBN 88-89490-05-5

link diretto al libro:
http://www.eleuthera.it/promo.php?id=187

-------------------------------------------------------------

*CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI*
“Elisée Reclus, natura ed educazione”
12-13 ottobre 2005

scarica il programma del convegno:
http://www.eleuthera.it/files/materiali/Reclus_Convegno_programma.pdf

-------------------------------------------------------------

Nato come libro per ragazzi, Storia di un ruscello è diventato nel
tempo
un classico della moderna geografia, un saggio tanto popolare da essere
utilizzato dal contemporaneo Julius Verne per ricreare lo sfondo dei
propri racconti d’avventura.

Genio dell’intuizione, acuto osservatore e prezioso esploratore, Elisée
Reclus, “erudito e anarchico” dalla vita assai avventurosa, fu
insignito
nel 1892 della medaglia d’oro dalla Società Geografica di Parigi.
Conosciuto ancor oggi in tutto il mondo per la sua monumentale Nouvelle
Géographie Universelle scritta per Hachette in 17.000 pagine, 19 volumi
e 20 anni di lavoro, nei venti capitoli della Storia di un ruscello
ricostruisce la storia di un corso d’acqua, un essere vivo che
incessantemente si distrugge e si ricrea nello spazio di pace e libertà
di una natura in continua trasformazione, in un presunto inno al
disordine che altro non è che lo stato naturale delle cose.

In un’epoca in cui le informazioni si accavallano e l’artificiale
pervade i nostri orizzonti, il libro di Reclus è un inno alla scoperta
del mondo fatta coi piedi, gli occhi, i sensi, la curiosità e la
tranquillità dovuta all’irrinunciabile “diritto alla flânerie” di
ciascuno.

Precursore di battaglie ambientaliste, anticipatore del valore della
“biodiversità, fine esteta e osservatore sociale, egli fece del corso
d’acqua una ritmata e colorita metafora della vita umana, ammonendo al
buon uso della natura così da non trasformare il “gaio ruscello in
un’immonda fogna”. Perché, scriveva, “quelle che ai nostri giorni nelle
scuole sono considerate feste eccezionali, le passeggiate, le corse nei
campi, nelle lande e nelle foreste, sulle rive dei fiumi e sui greti,
dovrebbero essere la regola”.

-------------------------------------------------------------

*Elèuthera*
via Rovetta 27, 20127 Milano
tel. 02 26 14 39 50 fax 02 28 04 03 40
e-mail: info@eleuthera.it
http://www.eleuthera.it

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MessageSujet: .   Lun 10 Oct - 12:53

Comunicato stampa con la massima preghiera di diffusione
Oggetto: nuovo sito web dedicato a Horst Fantazzini http://www.horstfantazzini.net



E' on line il sito interamente dedicato alla memoria di Horst Fantazzini, a cura di Serena Zanzu di Hulot Firenze, Associazione che dal 2002 si occupa di promozione e distribuzione della Cinematografia Indipendente (http://www.hulot.it). La home page riprende il noto disegno di Pablo Echaurren: logo del Comitato per la liberazione di Horst Fantazzini (1999).
Nel sito si possono consultare moltissime pagine... l'intera mostra internazionale di arte postale Bandito in bicicletta - Bandit by bicycle, con un centinaio di opere. Due pagine su Libero Fantazzini e Maria Zazzi (gentilmente concesse da alcuni curatori del Dizionario Biografico degli anarchici italiani, BFS edizioni). Grafica al computer, Racconti e Poesie di Horst Fantazzini. Biografia, bibliografia, interviste, rassegna stampa, un'intera sezione dedicata al libro e al film "Ormai è fatta!", collegamenti, incontri, e tanto altro.

Horst soprannominato "il bandito gentile" era un personaggio pubblico dagli anni '60.
Pochi lo conoscono come grafico tipografo impaginatore, straordinario scrittore, esperto di computer, appassionato di cinema, di pittura e di fumetti, lettore accanito di classici e divoratore di giornali. Il suo sogno pochi mesi prima di morire era quello di "navigare in internet" come disse durante una delle sue ultime interviste.
Questo suo sogno, che poi era comprensivo di un sogno più ampio, di libertà totale e di giustizia sociale, non è riuscito a raggiungerlo, ma sono certa di avere agito con simpatia e forse persino con rispetto, quando penso che Horst accarezzava la mia idea di creare un <<Archivio Fantazzini>> per ricordare i suoi cari, e insieme alla sua storia, quella di altri compagni addirittura più sfortunati di lui.
Il progetto dell'Archivio, del quale spesso avevamo parlato, era per lui una sorpresa e un dono inaspettato, tanto che si scherniva con la solita, autentica, modestia, dicendo: "E' una cosa grandissima, che Pralina desidera per me, ma non la merito solo io e non si farà SOLO per me". Lo sussurrava agli amici e ai figli, con un filo di voce velata di commozione.
Il fatto d'essere tornato a casa, dopo tanti anni di prigionia, aveva significato il ricongiungimento con quei brandelli di vita affettiva strappati dal carcere. Horst conservava con gioia e con orgoglio tutte le mie lettere, tutte le lettere dei compagni e delle compagne, gli articoli di giornale, le foto delle sue ex "ragazze", i racconti, i disegni, fino alle più piccole e umili cose, non tanto per la materialità, ma per il fatto evocativo. Diceva spesso che gli sbirri amano sequestrare cose affettive, proprio perché attraverso queste, il ricatto verso il prigioniero è più forte.
Di foto raffiguranti Horst ne esistono pochissime, perché in carcere, quello recente "dal volto umano", è proibito entrare con una macchina fotografica. Le foto di cronaca, invece, sono sottoposte a copyright, gelosamente sepolte in archivi polverosi come certe inchieste italiane. Insomma, stupidità burocratiche e miserie umane si sono sommate, e devo confessare che le uniche difficoltà per realizzare questo sito, non le ho avute per scarsità di materiale, tutt'altro!, ma per l'impossibilità di accedere alle foto d'archivio, e inoltre, ho dovuto affrontare problemi morali abbastanza seri...
Non ho operato censure ma scelte che mi tutelino legalmente e fisicamente. Qualcuno sedicentemente anarchico aveva minacciato (per avere reso pubblica la memoria di Horst) di denunciarmi, qualcun altro di bastonarmi. Due scuole di pensiero di diversa ispirazione, una dell'area legalitaria, l'altra dell'area violentista. Ho cercato di sorvolare su polemiche stupide e calunnie pesanti che si sono abbattute sulla nostra disgrazia, perciò ho evitato di pubblicare nomi e brani scritti da (o riguardanti) persone che da anni si crogiolano nell'odio verso di me... sicuramente l'altra parte della medaglia, di quell'amore grandissimo, che molti compagni nutrivano nei suoi confronti.
Quello che il sito racconta attraverso l'esperienza di Horst, nato operaio da famiglia operaia, sono frammenti di vita collettiva, della seconda guerra mondiale, della resistenza fatta con il sangue degli uomini e donne liberi, di una città che si alza in piedi dopo i bombardamenti, di necessità materiali che assorbono energie da dedicare alla rivoluzione imminente, del boom economico, fino alla recessione attuale... del sentirsi <<straniero>> ovunque, come i migranti che arrivano oggi in Italia e ai quali Horst il "tedesco" dedica uno dei suoi racconti più belli... delle rapine che servono a riprendersi il maltolto generazionale, ciò che spetta di diritto per semplice associazione: tanto mi hanno preso e tanto debbo riavere... del carcere che, come un camaleonte, non cambia mai di sostanza, ma si adatta in superficie alla sua funzione di grande contenitore dei disagi sociali... di amori impediti dalle sbarre o resi ancora più struggenti dalla solitudine della cella, di compagni comunisti e anarchici rimasti "impigliati nel filo spinato dei lager di stato", di siringhe e saldi di fine stagione che più dei manganelli distruggono le forze di una rivoluzione che pareva imminente.
Il mito del Bandito "solitario" in realtà è in una storia così grande... una storia che riguarda tutti, un canto collettivo che attraversa decenni, nel quale esistenze, percorsi, ideali, vezzi di costume, tasselli di storia del nostro paese (e non solo) si incontrano e si dividono. Non è la penna di uno scrittore romantico a concepirlo, ma semmai un canto epico come quelli degli Omero.
Horst entra nella leggenda, quella disgraziata che accomuna gente come Sacco e Vanzetti, Giuseppe Pinelli, Francesco Lorusso, Jaio e Fausto, Giorgiana Masi, Peppino Impastato, Carlo Giuliani, Marcello Lonzi e tanti altri...
Una leggenda alla quale nessuno dei sopra citati avrebbe mai voluto appartenere, ma non ci rimane che difenderla, perché il Potere vorrebbe spazzarla via, così, come, in quattro e quattr'otto, si è sbarazzata della vita di questi uomini e donne.
Forse alcuni "benpensanti" con una mano sul portafogli e l'altra sul calcolatore, avranno dispensato buoni consigli al vento, chiedendosi se anarchico Horst lo è stato per davvero.
Di sicuro, fu peccaminoso, e quindi scandaloso. Come Lilith il personaggio biblico che amava moltissimo.
Ma Horst aveva il dono raro di una umanità, resa straordinaria perché dopo tanti anni di gabbio, di botte, di torture, di vessazioni d'ogni tipo, non aveva perso nulla della sua ruvida tenerezza, del suo amore per la vita, della sua vulcanica, prorompente, sensuale, allegria... per questo era così amato e tenuto in considerazione da moltissime persone.
"Non fatemi un monumento" è quello che soleva dire negli ultimi anni della sua vita, "sono stanco di fare il martire, di galera ne ho fatta già troppa", con quel sorriso ironico e dolcissimo, appena abbozzato, che sempre illuminava il suo volto in qualsiasi circostanza.
A volte, nell' amara e inutile attesa di una Grazia che per lui non sarebbe mai arrivata, passavano ombre sul suo volto. "Un tempo credevo che la rivoluzione fosse imminente, ho lottato fino a rimetterci la pelle, poi, mi sono accorto che a lottare ero rimasto da solo, e gli altri, erano bravissimi a scrivere di quanto ero bravo io... e allora ti dico: perché a fare quello che ho fatto io, non ci vanno quelli che si esaltano dei miei gesti?".

Non so se sono stata abbastanza rispettosa. E poi. Una storia non può essere imparziale. Chi ritiene di detenere in assoluto LA memoria non può che essere un millantatore. Ho cercato di creare un sito web dove si mostrano i nostri disegni, alcune delle nostre foto, e così via; dove ognuno dei nostri ospiti potrà leggere quello che è stato scritto, quello che abbiamo ancora (nonostante le distruzioni e gli sciacallaggi ad opera di alcuni solerti imbecilli) in "archivio", ritrovando ciò che è ormai storia comune di almeno un paio di generazioni... come facevamo, con tutti, senza mai risparmiarci, in ospitalità e generosità, nella nostra ex casa di Bologna.

IMPORTANTE: Vi consigliamo di collegarvi periodicamente, perché vi saranno degli aggiornamenti consistenti, ai quali voi stessi potrete contribuire.

Speriamo che il sito sia un porto di mare nel quale fare approdare idee, materiali, iniziative future.
Perciò ringraziandovi fin da ora, vi chiediamo non soltanto la massima diffusione di questo messaggio e l'ospitalità del nostro banner (da attivare), nel vostro sito web, blog, foglio, agenda, radio, giornale, rivista, newsletter o quanto altro. Ma la collaborazione effettiva inviandoci immagini (foto d'archivio sempre gradite, scritte murali dedicate a Horst ecc.), segnalazioni di collegamenti, materiali, libri e iniziative di vostra conoscenza che ci sono sfuggite.

Con tutto il mio amore per la vita, per la libertà, per Horst e per voi.
Patrizia "Pralina" Diamante

Per l'invio di corripondenza relativa al sito, si consiglia l'uso di questo indirizzo: redazione@horstfantazzini.net

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MessageSujet: .   Lun 10 Oct - 12:57

LIBERAMENTE

Â

Luogo per il confronto e lo sviluppo di un pensiero libero,

non conformista,

non dogmatico,

non fideista,

non autoritario,

ateo,

libertario e…

IRRIVERENTE.

Â

Una rivista pensata e proposta dall’Associazione per lo Sbattezzo con la partecipazione del Centro Internazionale della Grafica di Venezia.

Una rivista che prenda il testimone delle innumerevoli iniziative che si sono prodotte nell’ambito dei meetings anticlericali.

Una rivista che sappia coniugare la critica del potere, di qualsiasi potere, con la prefigurazione di modalità di convivenza civile basate sulla libertà .

Â

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Zero e Zero più Uno.

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Partiamo con una sperimentazione. Due numeri con una numerazione inferiore a uno. Se la nostra proposta avrà seguito potremo iniziare la “vera” serie dal numero uno, magari rivedendo formato, periodicità e testata

Per partite ti chiediamo un contributo. Il tuo sostegno si può realizzare in tre modi:

-         abbonarti ai due numeri di prova: 10€ + le spese di spedizione (circa 15 €)

-         fare il diffusore della rivista: prezzo di copertina 5 €

-Â Â Â Â Â Â Â Â Â fare entrambe o una delle due cose e fare conoscere ad altri questa proposta

La rivista avrà un formato 21x33, carta 120 grammi, rilegata in costa: un piccolo libretto.

Il progetto grafico è curato dal Centro Internazionale della Grafica di Venezia. Le immagini o le riproduzioni di opere grafiche saranno un contributo autonomo ai contenuti della rivista e non avranno carattere didascalico. Per i numeri “sperimentali” pensiamo ai contributi di artisti a noi vicini come Eulisse e Federico Zenoni che, guarda caso, hanno realizzato i manifesti degli ultimi 4 meetings anticlericali.

Nella rivista troveranno spazio, oltre alle prosa critica e saggistica, anche la poesia.

Pensiamo alla produzione di brevi schede sui temi “scontati”: l’ora di religione, la tassa di religione, la pedofilia, la finanza cattolica, il commercio delle armi, i finanziamenti statali alla chiesa; alle recensioni di opere “pubbliche” sui temi dei neo-cons, della “destra” cattolica, delle “streghe” e delle “sette”. Sui temi di più ampia portata pensiamo a dei saggi “brevi” di analisi, di critica, di controinformazione.

Alcuni dei temi individuati:

-Â Â Â Â Â Â Â Â Â il revisionismo storico (relativismo a favore della cancellazione della memoria) come fondamento della menzogna e sorgente della mitologia

-         le politiche del genocidio, il traffico delle armi, il ruolo dell’organizzazione clericale (cattolica, ebraica, islamica) e delle sue propaggini finanziare

-         il ruolo della missioni, delle ONG e della “cooperazione internazionale”

-         relativismo e/o universalismo; c’é un pensiero “non debole” anche al di fuori dell’assolutismo

-         la teologia (l’ideologia) di papa-razzi attraverso l’analisi dei suoi scritti e dei suoi discorsi

-         i temi non discussi del referendum sulla “procreazione”

-Â Â Â Â Â Â Â Â Â il monoteismo: fondazione e omologazione delle strutture gerarchiche

-         religione, nazionalismo e totalitarismo: “a volte ritornano”

-Â Â Â Â Â Â Â Â Â il laicismo obbediente e quello recalcitrante

-Â Â Â Â Â Â Â Â Â ateismo e cristianesimo: la critica di Malatesta a Tolstoi

Â

Avremo contributi dall’Italia (principalmente), dalla Spagna, dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla repubblica Ceca, dalla Polonia, dalla Turchia, dalla Palestina, da Israele. Se altri/e si aggiungeranno saranno le benvenute.

Â

Â

Per contattarci:

Â

Chiara Gazzola – 3381594032

Tiziana Montanari - 3337218124

anticlericale@abanet.it

www.anticlericale.it

rivistaanticlericale@libero.it

Â

Per sottoscrizioni:

ccp n° 10590420 – intestato a Chiara Gazzola – 40043 Marzabotto (BO)

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MessageSujet: .   Mar 11 Oct - 22:40

Senza frontiere. Pensiero ed azione dell'anarchico Umberto Marzocchi
(1900-1986) di Giorgio Sacchetti, Ed. Zero in Condotta.
Il libro sarà presentato venerdì 14 ottobre nella sede della FAT,
in corso Palermo 46.
Appuntamento ore 21,15.
Sarà presente l'autore.

In settant'anni di militanza libertaria Umberto Marzocchi (1900-1986)
ha attraversato il secolo "breve" in molti dei suoi punti cruciali.
Guerre e rivoluzioni tradite nella vecchia Europa, ma anche grandi speranze
hanno contribuito ad alimentare il fuoco dell'idea socialista
anarchica, dal Biennio Rosso al Sessantotto. La sua vita è contrassegnata da
straordinarie esperienze: attivista sindacale nell'USI a 17 anni, Ardito
del Popolo, fuoriuscito, combattente in Spagna e nel maquis francese,
esponente della FAI nel dopoguerra, esponente di spicco di associazioni
antifasciste e sindacali, tra i fondatori nel 1968 dell'Internazionale
di Federazioni Anarchiche.

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dalle 21,15 in poi
Info: 011 857850 oppure 3386594361; fat@inrete.it

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MessageSujet: .   Mer 19 Oct - 14:01

Ti informiamo che è stato pubblicato l'ottavo numero del quadrimestrale
"Zapruder - Storie in movimento. Rivista di storia della conflittualità
sociale" (settembre-dicembre 2005). Il volume (160 pp. - 10 euro) è
reperibile nelle principali librerie o in abbonamento.

* Presentazione del volume
* Sommario
* Condizioni di abbonamento

-----------------------------------------------------------------
*ZAPRUDER - STORIE IN MOVIMENTO* N. 8 - PRESENTAZIONE DEL VOLUME
-----------------------------------------------------------------

"L'impero colpisce ancora. Dinamiche coloniali e post-coloniali" è il
tema
dello "Zoom" di questo fascicolo, curato da Cristiana Pipitone e
Giulietta
Stefani.
Il colonialismo è un capitolo storico scomodo e complesso, con effetti
di
lunga durata sugli assetti economici e geopolitici mondiali ma anche
sulle
società e le culture di ex colonizzatori e colonizzati. Perciò accanto
ai
saggi di taglio storico troverete in questo numero anche i contributi
di
antropologi e filosofi, per comprendere meglio le dinamiche di
costruzione
in epoca coloniale di concetti e mentalità straordinariamente
persistenti in
alcune politiche e modalità discorsive odierne.
L'Africa e i colonizzatori italiani, spagnoli, francesi e belgi sono i
maggiori protagonisti di queste pagine, che ospitano però anche le
fotografie della Somalia scattate negli anni novanta da Giuliana
Sgrena,
nonché l'intervista a Marco Paolini sul rapporto tra teatro e storia.
Con
questo fascicolo si inaugura anche la rubrica "Storie di classe",
dedicata
allo studio della storia tra i banchi delle scuole e alla storia della
scuola.

--------
SOMMARIO
--------
Zapruder
Storie in movimento. Rivista di storia della conflittualità sociale
n. 08 settembre-dicembre 2005


Editoriale
Cristiana Pipitone e Giulietta Stefani, Tracce di colonia

Zoom - L'impero colpisce ancora. Dinamiche coloniali e post-coloniali
Francesca Locatelli, Ordine coloniale e disordine sociale. Asmara
durante il
colonialismo italiano (1890-1941)
Javier González Díez, Hispanotropicalismo. Il colonialismo spagnolo in
Guinea equatoriale
Costanza Margiotta, La decolonizzazione frustrata. Riflessioni
sull'ambivalenza del principio di autodeterminazione dei popoli
Nicolas Bancel, L'incontro mancato. La storiografia della
colonizzazione e i
postcolonial studies in Francia

Le immagini
Elisabetta Bini, I pellerossa dei bianchi. The North American Indian di
Edward Curtis
Giuliana Sgrena, La mia Somalia

Schegge
Sara Zambotti, Onde d'Oltremare. La propaganda coloniale per le scuole
dell'Ente radio rurale (1935-1936)
Chiara Calabri, Echi da un genocidio. Rwanda 1994
Mariamargherita Scotti, Un socialista rovesciato. Raniero Panzieri tra
memoria ed oblio nella storia del movimento operaio italiano

In cantiere
Silvia Boffelli, Il Risorgimento dei "vinti". Il mito risorgimentale e
il
movimento dei lavoratori bresciani (1876-1904)

Voci
Mabel Bellucci e Gabriela Mitidieri, Sfide e limiti delle assemblee di
quartiere in Argentina

Altre narrazioni
Marco Paolini, Un attore con le scarpe buone. Intervista sul rapporto
fra
storia e teatro, attraverso un viaggio (a cura di Bianca Maria Ragni)

Luoghi
Fabio Caffarena e Davide Montino, Scrivere fuori margine. L'Archivio
ligure
della scrittura popolare tra conservazione e ricerca
Matteo Dominioni, Le colonie in casa. Il Fondo africanista "Giuseppina
Petazzi Madiai" di Menaggio

La storia al lavoro
Laure Pitti, No alla legge per i "francesi brava gente". La protesta
contro
una legge revisionista del passato coloniale

Storie di classe
Andrea Tappi, Una nuova rubrica
Maria Luisa Tornesello, Il fondo scuola "Primo Moroni"

Interventi
Flora Bisogno (Cantiere di critica culturale), Decolonizzare
l'antropologia?
Una riflessione sui nessi tra la disciplina e il colonialismo
Roberto Bianchi, Una rivista allo specchio. Appunti per un bilancio dei
primi due anni di "Zapruder"

Recensioni
Franco Bergoglio (Wu Ming 1, New Thing); Fabrizio Billi (Marie Louise
Berneri e Vera Brittain, Il seme del caos);
Andrea Burzi (Peter Bondanella, Hollywood Italians); Beatrice Busi
(Sandrine
Lemaire, Pascal Blanchard,
Nicolas Bancel, Gilles Boëtsch e Éric Deroo, a cura di, Zoo umani);
Liliana
Ellena (Achille Mbembe, Postcolonialismo);
Alexander Höbel (Luigi Cortesi, Nascita di una democrazia); Franco
Milanesi
(Celestino Canteri, Memorie del nostro '900);
Iacopo Nappini (Max Weinreich, I professori di Hitler); Giulietta
Stefani
(Anna Baldinetti, Società globale e Africa musulmana);
Andrea Tappi (Arnold Toynbee, La rivoluzione industriale).

-------------------------

Per scrivere alla redazione, l'indirizzo è
zapruder@storieinmovimento.org.
Per le questioni organizzative (inclusi gli abbonamenti e la diffusione
della rivista) o per le informazioni sul progetto Storie in movimento
scrivere invece a
info@storieinmovimento.org.

Il nostro sito web è: www.storieinmovimento.org

Ringraziamo fin d'ora quante e quanti vorranno aiutarci con recensioni,
consigli, critiche, passaparola...

-------------------------------------------------------------
LA RIVISTA *ZAPRUDER* E IL PROGETTO STORIE IN MOVIMENTO (SIM)
-------------------------------------------------------------

Frutto di un percorso che ha coinvolto centinaia di giovani storiche e
storici, la nuova rivista intende confrontarsi con ambiti di ricerca e
approcci metodologici differenti. Accanto all'attenzione verso le lotte
e le
classi sociali, il femminismo, la "stagione dei movimenti", i conflitti
generazionali, le avanguardie culturali e le subculture, "Zapruder" e
il
progetto Storie in movimento [www.storieinmovimento.org] intendono
analizzare altri soggetti e fenomeni: i movimenti ereticali e - più in
generale - eterodossi, le cosiddette devianze e marginalità sociali, ma
anche i populismi, gli spontaneismi, le dissidenze e i movimenti dei
ceti
medi o le dicotomie fascismo/antifascismo, razzismo/antirazzismo,
Nord/Sud,
guerra/pace, ecc. Il tutto in chiave interdisciplinare e riconoscendo
come
patrimonio da mettere a frutto in ogni senso - anche criticamente, se
sarà
il caso - filoni di pensiero e riflessione che hanno contribuito a
rinnovare
negli ultimi decenni il fare storia: la storia di genere, la storia
sociale,
la storia orale, la pratica della con-ricerca, la microstoria.

-------------------------
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO
-------------------------

Il prezzo di copertina è di euro 10 (arretrati: 15 euro in Italia, 20
all'estero). Mentre le condizioni generali di abbonamento (3 numeri,
indipendentemente da quando si attiva la sottoscrizione) sono le
seguenti:
--------------------------------------------------
* Ordinario: _________________________ 25 euro *
* Sostenitore: _______________________ 40 euro *
* Studenti e non occupati: ___________ 22 euro *
* Estero: ____________________________ 38 euro *
* Estero sostenitore: ________________ 50 euro *
* Enti e istituzioni: ________________ 28 euro *
--------------------------------------------- ----
Per gli/le associati/e a Storie in movimento (quota d'iscrizione
ordinaria
2005 di 15 euro), le condizioni di abbonamento sono invece le seguenti:
--------------------------------------------------
* Ordinario soci Sim: ________________ 20 euro *
* Sostenitore soci Sim: ______________ 32 euro *
* Studenti e non occupati soci Sim: __ 15 euro *
* Estero soci Sim: ___________________ 30 euro *
* Estero sostenitore soci Sim: _______ 40 euro *
--------------------------------------------------

Modalità di pagamento:
1) tramite bonifico bancario sul conto Bancoposta n.
36662534 (ABI 07601, CAB 03000) intestato a Ennio Bilancini.
2) tramite versamento sul conto corrente postale n. 36662534, intestato
ad
Ennio Bilancini.
In entrambi i casi, occorre specificare nella causale: "Abbonamento
Zapruder" oppure "Quota Sim 2005" o ancora "Abbonamento Zapruder +
quota Sim
2005" ed indicare il proprio indirizzo. Occorre infine, per nostra
praticità, comunicare l'avvenuto pagamento a
info@storieinmovimento.org.

##########################
NUMERI FINORA PUBBLICATI:
##########################

1. Piazze e conflittualità
2. Clio e Marte. La guerra tra storia e memoria
3. I mestieri del vivere
4. Identità in gioco. Sport e società in età contemporanea
5. Relazioni pericolose. Donne, uomini, generi
6. Frontiere della scienza. Usi e politiche della medicina
7. 007: rapporti riservati. Spionaggio e polizia politica

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MessageSujet: ..   Jeu 20 Oct - 14:12

Alle radici
dell'anarchismo modenese. Per un mondo migliore 1900-1950. Edito a cura
dei
tipi della Biblioteca popolare UGO FEDELI.
Info: anarchismodenese@libero.it

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MessageSujet: .   Ven 21 Oct - 13:21

Libreria Calusca City Lights
Via Conchetta, 18 c/o c.s.o.a. Cox 18

MILANO


Domenica 23 ottobre 2005

Ore 21

Presentazione del libro

Il silenzio infranto

Il dramma dei desaparecidos italiani in Argentina

(Silvio Zamorani editore)

Incontro con Vera Vigevani

"La Memoria non è garanzia assoluta di quel unca más che tutti
desideriamo,
ma è, sì, una delle maggiori possibilità di conoscenza e
sensibilizzazione
che dovrebbe permettere, nel futuro, di scoprire in tempo le
avvisaglie, i
sintomi del pericolo per tentare di farvi fronte". L'interesse primo di
Vera
Vigevani Jarach è quello di riuscire a rompere il silenzio e respingere
l'indifferenza che ancora avvolge la storia dei desaparecidos
argentini. Con
questo scopo insieme a Carla Tallone ha raccolto le testimonianze di
alcuni
dei sopravvissuti agli orrori della dittatura argentina nel libro.

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MessageSujet: ..   Ven 28 Oct - 12:24

Presentazione del libro di

Giamila Fantuzzi e Sergio Finardi

L'impero dei miei stivali

(Jaca Book edizioni)


Intervengono Sergio Finardi e Carlo Tombola


L'attuale deriva reazionaria e militarista degli Stati Uniti,
intrecciata a doppio filo con le consorterie della finanza, del settore
petrolifero e del settore militare-industriale, ha una lunga storia alle
spalle. Le corrispondenze di questo libro illustrano la genesi di questa
deriva e le perdite in termini di libertà, diritti, protezioni sociali e
dignità che l'accompagnano.

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MessageSujet: ..   Ven 28 Oct - 15:49

Renato Vallanzasca
14 febbraio 1950
I confini del male
Renato Vallanzasca nelle opere letterarie:
http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?




"C'è chi nasce sbirro, io sono nato ladro".


Parola dell'ex boss della Comasina famoso per aver seminato il terrore
a
Milano e dintorni durante gli infuocati anni '70. Parola di Renato
Vallanzasca, personaggio complesso e contraddittorio di indiscutibile
fascino. Un fascino torbido e respingente, ma testimoniato anche dalle
centinaia di lettere che il "bel Renè", com'è stato soprannominato,
riceve
tuttora in carcere.

Nato nel capoluogo lombardo il giorno di San Valentino, 14 febbraio del
1950, a metà anni '60 è già un capetto rispettato della Comasina. In
breve
tempo grazie a rapine e furti è pieno di soldi tanto da permettersi un
alto
tenore di vita e una casa prestigiosa in piena Milano, che condivide
con la
sua compagna.
Da qui, avvalendosi di un carisma da tutti riconosciuto, guida la sua
banda
che già dalla fine degli anni '60 aveva procurato guai e commesso
omicidi in
tutta la Lombardia.

All'epoca Vallanzasca era un ventenne di piacevole aspetto che aveva
già
avuto a che fare precocemente con la legge. Già a otto anni infatti si
rese
protagonista di un episodio poco piacevole, avendo liberato per
dispetto gli
animali di un circo, procurando un grave rischio per la comunità.
In seguito le sue bravate gli costano il carcere minorile (il
famigerato
"Beccaria"), primo contatto con quella che sarà la sua futura dimora.

Il sipario su di lui comincia lentamente a calare il 14 febbraio 1972
quando
viene arrestato solo una decina di giorni dopo una rapina ad un
supermercato. Resta in carcere per quattro anni e mezzo (intanto la sua
compagna, a piede libero, partorisce un figlio), ma non si può certo
dire
che sia un detenuto modello.
Partecipa a numerose rivolte, ma ovviamente la sua ossessione è
l'evasione.
Non trovando altri mezzi si procura un'epatite attraverso una cura
massiccia
di uova marce e iniezioni di urina (si dice anche di sangue infetto),
così
da essere ricoverato in ospedale.
Il 28 luglio 1976 grazie fra l'altro alla complicità di un poliziotto
Renato
Vallanzasca è uccel di bosco.

Di nuovo libero torna alla vecchia vita. Con la banda raccogliticcia
che ha
saputo ricostruirsi fugge al sud in cerca di riparo.
La scia di sangue che si porta dietro è impressionante: prima
l'omicidio di
un poliziotto ad un posto di blocco di Montecatini: nessuno l'ha visto
ma
l'esecuzione porta inequivocabilmente la sua firma. Poi cadono un
impiegato
di banca (Andria, 13 novembre), un medico, un vigile e tre poliziotti.

Stanco delle rapine Vallanzasca pensa in grande, è alla ricerca del
pingue
introito che lo sistemi per sempre. Si dà alla vigliacca pratica dei
sequestri. Il 13 dicembre 1976 cade nella rete Emanuela Trapani (poi
fortunatamente liberata il 22 gennaio 1977 dietro pagamento di un
miliardo
di lire), mentre, inseguito dalle forze di polizia, lascia sul terreno
due
agenti ad un posto di blocco di Dalmine.
Stanco e ferito all'anca, finalmente lo pescano nel suo covo il 15
febbraio.

Questa volta è in prigione e ci resta.
Il suo nome è ormai nono solo simbolo di criminalità, ma anche di vita
eroica e spericolata, di avventure al ben oltre il limite della
legalità,
così come piace alla fantasia popolare colorare le vicende banditesche.
Era inevitabile dunque che il nome di Renato Vallanzasca finisse nel
titolo
di qualche film italiano, cosa puntualmente avvenuta con "La banda
Vallanzasca" (1977), pellicola che porta la firma del regista Mario
Bianchi.

Il 14 luglio 1979, nel carcere milanese di San Vittore, sposa Giuliana
Brusa, premessa "sentimentale" alla sua seconda e mancata evasione
avvenuta
il 28 aprile 1980.
La dinamica della tentata fuga è a dire poco rocambolesca. Pare che
durante
l'ora d'aria siano comparse tre pistole che consentirono ai detenuti di
prendere in ostaggio un brigadiere. Portatisi fino al cancello
d'ingresso,
diedero il via ad una furibonda sparatoria, proseguita anche nelle
strade e
nel tunnel della metropolitana. Vallanzasca, ferito, e altri nove
vengono
riacciuffati subito, altri detenuti riusciranno a darsi alla macchia.
Non si è mai saputo chi fornì le pistole ai banditi.

Il 20 marzo 1981 mentre è rinchiuso a Novara, Renato Vallanzasca è
autore di
un atto che per la sua gratuita efferatezza sconvolge nuovamente
l'opinione
pubblica: durante una rivolta taglia la testa ad un ragazzo e ci gioca
a
pallone. Per lui si aprono le porte del carcere duro.
L'ex boss della Comasina è un uomo pieno di risorse e il 18 luglio 1987
riesce a scappare attraverso un oblò dal traghetto Flaminia che, sotto
scorta, lo sta portando all'Asinara: i cinque carabinieri che lo
accompagnavano gli avevano assegnato una cabina sbagliata.
Si reca a piedi da Genova a Milano dove concede un'intervista a "Radio
Popolare" e sparisce.

Nel frattempo si taglia i baffi, schiarisce i capelli e si concede una
breve
vacanza a Grado, alla pensione Uliana, dove di lui si parla come di una
persona affabile e divertente.
Il 7 agosto è fermato ad un posto di blocco mentre sta cercando di
raggiungere Trieste. È armato, ma non oppone resistenza.
Una volta tornato in gattabuia divorzia dalla moglie Giuliana, ma il
suo
spirito non è ancora domo. Il suo chiodo fisso è la libertà. E'
disposto a
qualunque cosa pur di evadere.

Il 31 dicembre 1995 ci prova un'altra volta dal carcere di Nuoro ma la
cosa
non gli riesce, sembra per una soffiata.
Nel frattempo colleziona ammiratrici, e non solo quelle che leggono le
sue
gesta sui giornali popolari: una sua "tutrice", forse innamorata di
lui,
viene accusata di falsa testimonianza mentre la sua avvocatessa con la
quale
riesce a stringere un rapporto molto profondo, sospettata, è accusata
di
averlo aiutato nel tentativo di fuga nuorese.

In totale ha collezionato quattro ergastoli e 260 anni di galera, è
accusato
di sette omicidi di cui quattro attribuiti direttamente alla sua mano.

Nel 1999 è uscita una sua biografia scritta in collaborazione con il
giornalista Carlo Bonini.

Dal 2003 Renato Vallanzasca è recluso nel carcere speciale di Voghera
come
vigilato speciale.

All'inizio del mese di maggio 2005, dopo aver usufruito di un permesso
speciale di tre ore per incontrare l'anziana madre 88enne, residente a
Milano, Renato Vallanzasca ha formalizzato la richiesta di grazia,
inviando
una lettera al ministro di Grazia e Giustizia e al magistrato di
sorveglianza di Pavia.
ultimo aggiornamento: 02/05/2005

il giorno 14 febbraio

-------------

(http://biografie.leonardo.it/biografia.htm?BioID=787&biografia=Renato+Valla
nzasca)

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MessageSujet: ..   Jeu 3 Nov - 13:19

Il cittadino che non c'è
Come sono rappresentati i cittadini migranti nei media italiani?
Attraverso
quali stereotipi, quali lenti, quali distorsioni? Qual è il peso e il
valore del bagaglio culturale che i cittadini migranti portano con sé,
nelle loro valigie, e che nel nostro paese trova raramente spazi e modi
per
esprimersi?
Incontro con Ribka Sibhatu
autrice del libro "Il cittadino che non c'è: l'immigrazione nei media
italiani" (Edup, 2004)
partecipano Daniele Barbieri (giornalista, autore di "Migrantemente")
e un rappresentante del COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi
Emergenti) che presenterà le attività di monitoraggio dei media svolte
sul
territorio bolognese nel periodo 2004-2005
Scarica il volantino: http://www.vag61.info/ribka.pdf

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MessageSujet: ..   Jeu 3 Nov - 16:28

Il libro nero delle multinazionali americane
Da AOL Time Warner a Disney e Microsoft, fino a Wal-Mart e WorldCom:
tutte le malefatte delle imprese Usa più grandi, ricche e potenti.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 28-10-2005]

Dopo il "Libro nero del comunismo" sono usciti in libreria molti
Dossier sui crimini di tante realtà del mondo contemporaneo: l'ultimo
arrivato è il "Libro nero delle multinazionali americane", edito da Newton
Compton e scritto dal giornalista franco-canadese Steve Proulx. Come si
sa, i canadesi, cittadini di uno Stato a Welfare diffuso e solido, sono i
nordamericani diversi, i meno teneri con gli States.

Steve Proulx elabora una breve scheda riassuntiva della storia di ogni
grande multinazionale americana, fornisce cifre (sempre imponenti),
illustra i comportamenti antisociali, antisindacali e antiecologici,
racconta dei movimenti e delle reazioni contrarie nell'opinione pubblica
americana e mondiale che spesso che hanno prodotto cambiamenti
nell'operato dei manager di queste grandi corporations.

Josè Bovè, il contadino no Global che sfascia i McDonald's, eroe del No
francese al referendum sulla Costituzione europea, ne firma la
prefazione e ci ricorda: "Tra le cento entità economiche più importanti del
mondo, 29 sono multinazionali, tra le quali va annoverata la maggior parte
delle società americane. La Exxon si colloca al 45° posto, con un peso
economico paragonabile a quello del Cile o del Pakistan. La Nigeria
arriva appena dopo la Daimler Chrysler e la General Electric, mentre la
Philip Morris si trova gomito a gomito con la Tunisia, la Slovacchia e il
Guatemala".

L'autore ci ricorda come il fallimento di WorldCom/Mci, la seconda
multinazionale mondiale delle Telecomunicazioni dopo AT&T, sia stato
superiore a quello di Enron, sulla cui vicenda in questi giorni esce un
film-documentario in Italia.

Ci illustra, poi, il caso di Microsoft definita "l'intrallazzatrice".
Ci spiega come l'Ms-Dos con cui Bill Gates fornì i computer l'IBM nel
1981 non fu farina del sacco di Gates ma il frutto di una licenza
acquistata da una piccola casa di software, la Seattle Computer Products, a
cui Gates non aveva rivelato di essere in trattativa con IBM. Ci rammenta
che il 7 giugno 2000 la giustizia americana aveva ordinato lo
smembramento in due entità distinte di Microsoft, sentenza che fu annullata in
appello l'anno dopo.

Il libro ci parla, inoltre, della Monsanto e della lotta dei contadini
contro gli OGM, della Citigroup che riesce a diventare la più grande
multinazionale del mondo nel settore bancario e assicurativo facendo
modificare la legge che proibiva alle banche di acquistare le assicurazioni
e che una campagna di boicottaggio ha costretto ad assumere dei seppur
deboli principi di equità negli investimenti.

Infine Aol Time Warner, il grande gruppo del multimediale americano con
cui ora Google e Yahoo vorrebbero fondersi, che ha convinto la
maggioranza repubblicana dei membri della FCC (la potente Authority delle
Comunicazioni statunitense) a modificare i rigidi limiti al possesso di TV,
radio e giornali, con il rischio di favorire un pericoloso monopolio
dell'informazione di cui noi italiani sappiamo già qualcosa e non in
positivo.

Scheda
Titolo: Il libro nero delle multinazionali americane
Autore: Steve Proulx
Editore: Newton Compton

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MessageSujet: ...   Sam 7 Oct - 12:32

Giovedì 12 ottobre ore 21.15
c/o il Circolo "Partigiani Sempre"
di Viareggio, via del Terminetto 35 (prolung. via della Gronda)

Presentazione del libro:
"Alcuni documenti fondamentali del Partito Comunista del Nepal
(Maoista)"
Seguirà il dibattito

Alle ore 20.00 presso il Circolo
cena sociale settimanale a 6 euro
i compagni e le compagne sono invitati/e

Dalla presentazione del libro: "…Per questo abbiamo ritenuto utile e
necessaria la traduzione di una edizione in lingua inglese della
raccolta dei documenti fondamentali del Partito Comunista del Nepal
(Maoista), con l’intento di dar modo a chiunque fosse interessato, di
approfondire lo studio e la comprensione del pensiero teorico e strategico che
sta alla base di una linea politica che, oltre ad essere un innegabile
esempio di lotta rivoluzionaria a livello internazionale, può essere uno
spunto di riflessione per uscire dal pantano in cui, più o meno
consapevolmente, il polverizzato movimento rivoluzionario e progressista
italiano è costretto dalla propria inerzia politica, ideologica ed
organizzativa.
In tale ottica questo sforzo editoriale vuole dare continuità al
percorso unitario intrapreso l’estate scorsa, cercando di affermare che
nonostante le resistenze e le difficoltà di varia natura che si possono
incontrare lungo il tortuoso cammino dell’emancipazione di classe, con la
giusta concezione ed un metodo corretto è possibile contrastare
l’opportunismo alla base dell’attuale stato di frantumazione della classe e
del persistente settarismo".

04 ottobre 2006 Circolo "Partigiani Sempre" di Viareggio
Comitato d’informazione e sostegno della rivoluzione in Nepal

Per informazioni sul libro (acquisto, diffusione e presentazione):
rivoluzione.nepal@yahoo.it
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MessageSujet: ...   Sam 28 Oct - 14:57

“Altri femminismi”, pensieri
e pratiche alla prova del presente



Un libro collettivo, a cura di Bertilotti, Galasso, Gissi, Lagorio della Società italiana delle storiche, offre
un ampio quadro delle nuove teorie e del rapporto con i movimenti su temi come corpo, lavoro, islam, migrazioni

Anna Simone
Francia, 1838: Herculine Barbin si suicida. Nasce ermafrodito ma viene dichiarata femmina all’anagrafe. Conduce un’infanzia da bambina “sgraziata” rinchiusa in un istituto religioso femminile. Dopo vari accertamenti medici e giudiziari la società del suo tempo la riconosce come maschio e la obbliga a cambiare sesso legale e stato civile. Ma lei/lui non regge gli obblighi della norma eterosessuale, si sente soffocare da questa ingerenza continua sul suo corpo e si uccide. Michel Foucault ne curerà i bellissimi diari nel 1978 in Francia. Spostiamoci dall’altra parte del mondo.

India, 1926: Bhubanesvari Bhadouri si impicca nella casa del padre. Ma lo fa durante le sue mestruazioni per evitare che le codificazioni “tradizionali” della sua società potessero imputarle una gravidanza avuta da una relazione extra-coniugale e quindi illegittima. In realtà lei si uccide perché era un’attivista clandestina del movimento indipendentista indiano a cui era stato chiesto di compiere un assassinio politico che lei, emotivamente, non era in grado di sostenere. Entrambi i suicidi, ripresi poi da Judith Butler e da Gayatri Spivak, non possono essere letti secondo la matrice “sacrificale” delle religioni monoteiste. Herculine, infatti, compie un “atto corporeo sovversivo” (Butler) perché lei era anche un lui che decide di non farsi banalmente tradurre in una lei assoluta o in un lui assoluto dalla norma eterosessuale. Bhubanesvari sa di essere subalterna al suo leader politico, subalterna ai dispositivi “tradizionali” della società indiana, subalterna al potere del padre. Lei non può parlare se non attraverso un gesto corporeo ultimo e finale che decide di compiere, appunto, durante le mestruazioni per lasciare almeno un segno sovversivo nel mare magnum della cecità interpretativa del suo mondo che l’avrebbe voluta solo “vittima” di un amore illegittimo.

Questo intreccio tra fatti e parole, tra realtà e produzione teorica ci fornisce il quadro chiaro di una nuova posta in gioco politica dei femminismi contemporanei. Herculine, Bhubanesvari, Spivak e Butler sono qui a ribadirci che l’eccedenza, la trama intensa e appassionata che travolge i corpi, non può mai tradursi in un unicum interpretativo. Anzi, ci dicono con chiarezza inequivocabile che i conti non possono tornare quando a decidere cosa sono e cosa devono dire e fare i singoli corpi è sempre e solo l’ordine del discorso dei poteri codificati e consolidati. Compresi quelli ideologici più all’avanguardia.

Ed è dentro questo intreccio di fatti e parole sovversive, dentro questo contesto filosofico-pratico contemporaneo che ha tradotto l’impossibilità della presa di parola diretta in una differenza possibile (sia pur ancora problematica) che “prende corpo” il volume collettaneo, appena edito dalla manifestolibri, Altri femminismi (a cura di Bertilotti, Galasso, Gissi, Lagorio, pp.159, euro 15). Un prendere corpo che rovescia qualsiasi “passione triste” della reductio ad unum dell’analisi politica, delle esperienze militanti dei movimenti lesbo-queer, transessuali, femministi, migranti, sex-worker, delle pratiche di contro-condotta, ma anche del rapporto sempre più visibile che intercorre tra femminilizzazione del lavoro, precarietà strutturale e sfruttamento del corpo femminile attraverso la reificazione del “lavoro di cura” inteso come nuovo mezzo di regolazione sociale ed economica. Il libro ha più matrici di lettura proprio perché raccoglie autrici e temi che si intersecano e, al contempo, si differenziano pur mantenendo salda l’esperienza felice di un confronto intergenerazionale franco e all’altezza dei grandi temi del presente: dalla biopolitica al lavoro, dalle soggettività che cambiano segno oltrepassando le codificazioni del sesso e dei generi alla de-vittimizzazione non acritica del lavoro sessuale, dal postfordismo alle reti di donne migranti, dal femminismo islamico alla lettura critica e problematica dell’infibulazione.

Il volume genera tre piste di lettura ricomposte e tramate nella bella introduzione scritta dalle curatrici. La prima si misura esplicitamente con le nuances del cosiddetto terzo femminismo occidentale, del lesbismo prima e del lesbo-queer poi che ha creato non poche resistenze da parte del cosiddetto “femminismo storico” - come se il genere potesse essere letto sempre e solo all’interno della matrice eterosessuale e riproduttiva - (Liana Borghi); nonché la tematizzazione dei femminismi islamici e post-coloniali tesi a tradurre la parola negata delle “subalterne” in presa di parola possibile e contestualizzata, posizionata e situata all’interno di un contesto differente ma non per questo facilmente “colonizzabile” dai valori universalistici e illuministi a cui facciamo spesso riferimento (Ruba Salih). Una seconda pista di lettura si misura direttamente con il rapporto che intercorre tra l’indefinibilità di genere dei/delle transessuali e i dispositivi di sicurezza che operano secondo i criteri della norma eterosessuale. Belle e tragiche allo stesso tempo le pagine di Porpora Marcasciano su l’applicazione dell’art. 1 che rendeva e rende ancora “delinquenti abituali” i trans, soprattutto i maschi che si travestono da donne. La terza, invece, tiene assieme il postfordismo, il capitalismo cognitivo, la femminilizzazione del lavoro e la precarietà (Adriana Nannicini) con il lavoro dei/delle cosiddette sex-worker. Il saggio di Beatrice Busi evidenzia il nesso che intercorre tra lavoro sessuale, lavoro domestico (così come tematizzato dal gruppo delle femministe padovane negli anni ’70), lavoro di riproduzione e femminilizzazione globalizzata del lavoro. Questi mutamenti epocali portano Busi a sostenere la tesi del “patriarcato diffuso” (altro che fabbrica diffusa) che spostandosi dal privato al pubblico obbliga i nostri corpi a non essere poi tanto diversi dai corpi delle prostitute. Sempre disponibili, sempre efficienti, sempre sensuali, sempre accoglienti, sempre comprensive. Non è “sempre” questo che viene chiesto a chi deve fare la cameriera per pagarsi le tasse universitarie? Non è “sempre” questo che viene chiesto a chi muore dietro un telefono dei call center? E non è, infine, sempre questo che viene richiesto tra le pareti domestiche? Un contesto che ci chiede di diventare ciniche, di agire per rimozione e sostituzione come se i corpi fossero spersonalizzati, interscambiabili e seriali. Un contesto in cui non c’è più tempo per amare, giocare, ridere, parlare.

Il problema del chi parla è ancora un nodo per nulla sciolto in tutti gli ambiti della sfera pubblica. Sciogliamolo accogliendo due proposte che ci vengono da questo libro: le soggettività si danno solo a partire dall’irriducibilità delle loro singole esperienze; è impensabile e riduttivo scindere le pratiche di libertà e le pratiche di contro-condotta dalle analisi sul lavoro vivo e sul capitalismo cognitivo. Un esercizio che né i libertari, né i marxisti hanno mai voluto praticare congiuntamente ma che risulta, ora più che mai, urgente.
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MessageSujet: ..   Dim 18 Fév - 18:59

Renato Curcio
LA TRAPPOLA ETICA
Ambiguità e suggestioni della responsabilità sociale d’impresa

La società industriale si è espansa e i suoi squilibri cronici sono
diventati planetari. Siamo entrati in un tempo buio caratterizzato dal
fatto che le più grandi aziende progettano sé stesse a misura del
mondo.
Si vogliono globali. E l’economia liberale, di cui esse sono
espressione,
continua a propugnare un’idea di crescita e sviluppo autocentrata, le
cui
devastanti conseguenze, rispetto agli umani e al loro ambiente, sono
sotto
gli occhi di tutti. Di fronte a questo scenario e in rotta di
collisione
con le sue prospettive insostenibili, sindacati dei lavoratori,
associazioni di consumatori o per il rispetto dei diritti umani e
dell’ambiente, importanti organismi internazionali, hanno cominciato a
porre una nuova domanda: è accettabile che le imprese globali, prime
attrici di questo processo, continuino a considerarsi responsabili
soltanto di fronte ai propri azionisti? Questo libro, costruito a
partire
dalle voci narranti di lavoratrici e lavoratori della grande
distribuzione
organizzata, passa in rassegna ciò che Carrefour, Auchan e Ipercoop
dicono
e fanno al riguardo della Responsabilità Sociale d’impresa. E mostra
l’ambiguità degli approcci etici in assenza di precisi vincoli
giuridici e
d’istituzioni di diritto capaci d’imporre alle aziende regole chiare.


Renato Curcio
IL CONSUMATORE LAVORATO

Cos’è oggi la ‘società dei consumi’? Come vengono prodotti i
consumatori?
Questa esplorazione socioanalitica, condotta con lavoratrici e
lavoratori
degli ipermercati e dei grandi centri commerciali di Milano, cerca di
rispondere a queste domande seguendo alcune piste: la caccia e la
cattura
del cliente; il marketing etico e l’assalto al lavoro futuro;
l’interazione simulata cliente-lavoratore; le implicazioni del
controllo e
della fidelizzazione.


Renato Curcio
IL DOMINIO FLESSIBILE
Individualizzazione, precarizzazione e insicurezza nell’azienda totale

La ricerca che questo libro presenta è opera di un cantiere
socianalitico
composto da lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione.
Muovendo
dalle forme più fluide del lavoro, essa esplora i dispositivi e i miti
della flessibilità. Ma anche i traumi, le ansie, le angosce e le paure
che
i processi di individualizzazione esasperata, di precarizzazione
generalizzata e di insicurezza strutturale portano con sé.


Renato Curcio
L’AZIENDA TOTALE
Dispositivi totalizzanti e risorse di sopravvivenza nelle grandi
aziende
della distribuzione

Questo libro presenta i materiali di una ricerca condotta con
sindacalisti
e lavoratori delle grandi catene della distribuzione ed esplora i
dispositivi totalizzanti in atto nel mondo del lavoro e le risorse
attivate dai lavoratori per sopravvivervi.


More info at:
http://www.sensibiliallefoglie.it
http://www.ecn.org/baz
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MessageSujet: ..   Lun 19 Fév - 16:41

Presentazione del libro “/Gli autonomi. Le storie, le lotte, le
teorie//”/
progetto in tre volumi delle edizioni DeriveApprodi (a cura di Sergio
Bianchi e Lanfranco Caminiti).

Non scegliamo di mitizzare il passato, bensì di analizzare quella
strana e
affascinante alchimia denominata Autonomia Operaia, approfondirne la
storia
nella sua declinazione romana a partire dai territori e
dall’aggregazione di
cui erano teatro, fino alle forme di organizzazione che si dava.

Per dibattere su quali analisi, su quali prospettive, su quali modalità
e su
quale importanza hanno oggi i territori, l’aggregazione e
l’organizzazione
nella metropoli del Veltronismo.

*Interverranno:*

Daniele Pifano - Bruno Papale - Vincenzo Miliucci - Sergio Bianchi

info@acrobax.org

www.acrobax.org

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MessageSujet: ...   Lun 26 Fév - 12:50

libro:

L'Unione Anarchica Italiana - Tra rivoluzione europea e reazione
fascista (1919-1926), 312 pagine, ed. Zero in Condotta.

Saranno presenti alla presentazione due dei curatori del libro:
Massimo Ortalli, Tobia Imperato

Il libro riporta i saggi e le relazioni presentate al Convegno di studi
organizzato a Imola dall'Archivio storico della FAI, con la
collaborazione dei gruppi di Castelbolognese, Imola, Rimini e della F.A.Emiliana,
in occasione dell'80° anniversario di nascita della più importante
organizzazione anarchica di lingua italiana da: Tiziano Antonelli, Maurizio
Antonioli, Roberto Bernardi, Giampietro Berti, Franco Bertolucci, Luigi
Di Lembo, Santi Fedele, Giuseppe Guerrieri, Tobia Imperato, Placido La
Torre, Natale Musarra, Massimo Ortalli, Tomaso Marabini, Fabio Palombo,
Marco Rossi e Giorgio Sacchetti.
Il Patto d'Alleanza, il Programma anarchico, un ampio indice dei
movimenti politici e sindacali, delle pubblicazioni, dei nomi e delle
località completano il testo.
Il Convegno di Imola ha dato, grazie all'intervento di numerosi e noti
storici, un contributo fondamentale alla conoscenza ed alla
ricostruzione della storia del movimento anarchico di lingua italiana in uno snodo
fondamentale delle vicende italiane contrassegnato dai sussulti
rivoluzionari del "biennio rosso" e dalla "controrivoluzione preventiva" di
marca fascista. Ma non solo un convegno storico. La qualità delle
relazioni sull'UAI, sulla sua breve vita e sui suoi postulati teorici, sulla
sua articolazione a livello locale e sulla sua capacità di lotta e di
opposizione alla reazione fascista, sulla validità della sua critica al
totalitarismo sovietico, è un contributo per ripensare e
contestualizzare l'esperienza e i postulati organizzativi sui quali poggia ancora
oggi il percorso della FAI, erede diretta di quella esperienza.

Di seguito la recensione uscita sul numero 6 di Umanità Nova.

L'Unione Anarchica Italiana. Tra rivoluzione europea e reazione
fascista (1919 - 1926), Milano, Zero in Condotta, 2006

Con la pubblicazione di questo libro, si aggiunge un nuovo, prezioso
tassello a quel processo di indagine e ricostruzione delle radici e della
storia dell'anarchismo organizzato di lingua italiana, che in questi
ultimi anni ha visto uno sviluppo tanto intenso quanto indispensabile per
la comprensione dei processi evolutivi che hanno portato alle odierne
forme organizzative del nostro movimento.
In questi ultimi tempi non sono mancati, soprattutto ad opera di Zero
in Condotta e della Biblioteca Franco Serantini, importanti lavori di
carattere storico, in grado di "coprire" un arco temporale che, partendo
dalle origini e passando per il primo dopoguerra , arriva fino agli
ancora sostanzialmente inesplorati anni Ottanta . Ed ora con questo
libro, che raccoglie i saggi e le relazioni presentate al convegno di studi
promosso a Imola nell'ormai lontano 1999 dall'Archivio Storico della
Fai con la collaborazione di alcuni gruppi e federazioni dell'Emilia
Romagna, si viene, in un certo senso, a definire compiutamente un quadro di
insieme capace di spiegare e illustrare, con la dovuta serietà
scientifica, la lunga storia del nostro movimento e dei suoi processi
organizzativi. Del resto il convegno imolese, tenutosi nell'ottantesimo
anniversario del congresso nel quale si costituì a Firenze l'Unione Comunista
Anarchica Italiana, poi più semplicemente Unione Anarchica Italian!
a, era
stato pensato proprio per apportare un contributo alla piena
conoscenza delle dinamiche politiche e sociali che resero possibile il
definitivo venire alla luce e, di conseguenza, il compiersi di un percorso
organizzativo che aveva attraversato, come un fiume carsico, il movimento
anarchico nei suoi primi cinquant'anni di storia.
La costituzione della Uai, infatti, non fu solo il felice momento di
avvio di un movimento organizzato finalmente non più su presupposti
localistici ma su un'ipotesi saldamente federalista e di respiro nazionale,
ma fu anche, e soprattutto, il punto di arrivo di una lunga maturazione
teorica che faceva giustizia delle sterili ipotesi individualistiche e
antiorganizzative che purtroppo avevano tarpato a lungo le ali alla
vitalità dell'anarchismo. È soprattutto il saggio di Gigi Di Lembo che
permette di comprendere appieno le tappe, spesso irte di difficoltà, che
permisero l'affermarsi definitivo della ipotesi federalista, mentre
Maurizio Antonioli , con il suo acuto intervento sugli anarchici
individualisti e antiorganizzatori, descrive gli ambienti, soprattutto milanesi,
che tentarono di contrastare, principalmente sul piano ideologico,
l'ineluttabile processo che doveva sfociare nella costituzione della Uai.
Del resto la presenza di Malatesta, finalmente rientrato dal lung!
o esil
io londinese, non poteva non dare la spinta definitiva alla nascita di
una unione nazionale degli anarchici e la stesura del Programma
adottato nel congresso bolognese del 1920, di cui parlano Giampietro Berti e
Tiziano Antonelli , viene ad essere lo straordinario coronamento del
pensiero e dell'azione del grandissimo rivoluzionario campano.
Naturalmente l'attività degli anarchici organizzati, negli anni
dell'occupazione delle fabbriche, della rivoluzione russa, delle rivoluzioni
europee, dell'avvento del fascismo, non era rivolta solo al proprio
interno, ma si esprimeva con un'azione a tutto campo, apportando una
feconda spinta propulsiva e rivoluzionaria alle intense e drammatiche lotte
sociali di quegli anni. Questo naturalmente rendeva ancora più attenta e
occhiuta la sorveglianza questurinesca sul movimento, come racconta
brillantemente Placido La Torre , senza peraltro impedire agli anarchici
dell'Uai di contrastare coraggiosamente lo squadrismo fascista. Dei
tentativi di opposizione alla violenza fascista e della ricerca di un
fronte unico proletario parla diffusamente Marco Rossi , mentre i generosi,
lungimiranti e reiterati tentativi di coordinare la risposta delle
sinistre al montare della reazione sono l'oggetto dell'intervento di
Giorgio Sacchetti . Né poteva mancare un saggio, quello, come sempre st!
imolan
te, di Santi Fedele, sull'atteggiamento, dapprima fiducioso, ma presto
assolutamente critico che l'organizzazione e il movimento anarchico
ebbero nei confronti della rivoluzione russa e della sua degenerazione
burocratica .
Naturalmente il processo che portò alla formazione di una
organizzazione a livello nazionale, non fu il frutto di una istanza centralista
calata autoritariamente dall'alto sulle propaggini decentralizzate del
movimento, ma fu il portato di varie spinte locali le quali, unendosi,
dettero un senso all'esigenza di creare finalmente una struttura in grado
di coordinare, e quindi rendere più efficaci e incisive, le innumerevoli
attività diffuse sul territorio. E non poteva essere diversamente
trattandosi di una struttura profondamente anarchica e libertaria. Merito
del convegno, e quindi di questo libro che ne raccoglie gli atti, è
l'avere saputo descrivere la vitalità e la ricchezza di queste esperienze e
l'avere raccontato come queste riuscissero a trovare un comune
denominatore nella formazione prima, nello sviluppo organizzato e uniforme poi,
dell'Unione Anarchica Italiana.
Numerose sono state le relazioni di carattere "locale", ed è
interessante osservare come tutte, pur trattando di località e situazioni
profondamente "distanti", non solo geograficamente, vengano comunque a
descrivere istanze organizzative ed esigenze operative sostanzialmente
uniformi, sia che si parli dell'Italia del nord, come fanno Roberto Bernardi e
Tobia Imperato, sia che si affronti, come Natale Musarra e Fabio
Palombo, esperienze decentrate e "anomale" quali quelle siciliana e abruzzese
. Franco Bertolucci, poi, e Tomaso Marabini, alla sua prima felice
esperienza di storico, hanno invece affrontato gli elementi costitutivi di
due esperienze sostanzialmente diverse, quale quella pisana,
condizionata da una forte presenza antiorganizzatrice e quella imolese,
fortemente determinata, al contrario, a sostenere e sviluppare il processo
organizzativo in atto . A dimostrazione di come, anche in zone segnate da
una presenza libertaria indubbiamente radicata, le risposte al pro!
blema
organizzativo potessero presentare momenti di discontinuità.
Come si può capire da queste succinte note, il volume di Zero in
Condotta, curato redazionalmente come meglio non si poteva , è uno strumento
indispensabile non solo per conoscere quali siano stati i binari sui
quali si è concluso, storicamente, il tragitto organizzativo degli
anarchici italiani, ma anche per comprendere meglio la sostanziale continuità
teorica fra l'anarchismo "storico" e quello attuale. E per rendersi
conto del "debito" ideale che la Federazione Anarchica Italiana, dopo i
suoi primi sessant'anni di vita, ancora ha nei confronti della vecchia
Unione.
Massimo Ortalli

Per una copia 15 euro sul CCP 14238208 intestato ad Autogestione, cas.
postale 17127, 20170 Milano (spese di spedizione comprese). Per 5 o più
copie sconto del 50 %. Mail: zeroinc@tin.it; Autogestione, casella
postale 17127, 20170 Milano. www.zeroincondotta.org
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MessageSujet: .   Mer 6 Aoû - 11:19

La psiche scissa di Israele









Avevo già notato e apprezzato questo articolo di Carlo Strenger, apparso sul quotidiano israeliano Ha’aretz il 2 luglio scorso, ma le incombenze quotidiane mi avevano costretto a metterlo da parte e poi a dimenticarlo. Per fortuna, ancora una volta, soccorre l’aiuto della preziosa traduzione del sito Arabnews, riportata qui di seguito.
In questo articolo, Strenger mette bene in evidenza l’anomalia di uno Stato e di una collettività che, da una parte, formalmente riconoscono i diritti umani fondamentali e, dall’altra, li negano con spietata ferocia e determinazione ai Palestinesi che vivono nei Territori occupati.


Il filosofo ebreo si rende ben conto del profondo degrado morale – peraltro già da altri segnalato – che la società israeliana attraversa a causa dell’occupazione e della difesa ad oltranza di colonie e “avamposti” illegali, e lo ricollega a quella sorta di “sindrome dell’accerchiamento” che continua ad attanagliare gli ebrei israeliani (ma anche quelli della diaspora…), facendoli sentire perennemente assediati e in pericolo di fronte ad un nemico soverchiante ed ostile, sì da giustificare ogni crimine e ogni abominio in nome della “sicurezza” di Israele e dei suoi cittadini.

Tale degrado morale, aggiungo io, non si limita peraltro solo all’occupazione e alle politiche di apartheid praticate nei Territori palestinesi, ma si estende pericolosamente anche all’interno di Israele, con il prevalere di pratiche legislative e amministrative caratterizzate da una palese discriminazione razziale.

Scrive Strenger che “solo quando (noi israeliani) ci sveglieremo al mattino con la consapevolezza che non ci sono più orrori indifendibili da mettere a tacere, non più giovani soldati inviati a compiere un incarico che li segnerà per tutta la vita, e non più donne palestinesi che perdono i loro bambini solo perché non riescono a giungere in tempo all’ospedale, noi saremo capaci di superare gli enormi problemi interni alla nostra società”.

Si tratta di un appello accorato su cui ogni persona di buon senso in Israele dovrebbe riflettere.



La psiche scissa di Israele.
2.7.2008


In occasione del convegno annuale sullo “stato della nazione” organizzato dall’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale, il deputato Avishay Braverman (membro del partito laburista, n.d.t.) ha lamentato che Israele sta andando in pezzi. Il nostro sistema educativo, di cui un tempo in Israele s’andava fieri, è allo sfascio; la corruzione nella pubblica amministrazione è alle stelle; le nostre università stanno morendo di fame; e il debito pubblico è drammatico quasi quanto quello del Brasile.

Le lamentele di Braverman riflettono un disagio generalizzato che pervade lo stato d’animo della popolazione israeliana. Per la prima volta nella storia di Israele lo scetticismo riguardo alle sue possibilità di sopravvivenza, le preoccupazioni sul suo sistema di norme statali, e l’interrogativo se esisterà ancora fra 50 anni, serpeggiano nella società e nei media. Ciò è strano, se si pensa che in passato Israele è stato in situazioni di pericolo esterno ben più gravi, e che oggi le sue risorse economiche e militari sono meglio sviluppate che mai.

Allora perché Israele è incapace di affrontare i suoi problemi sociali? Perché gli scandali per corruzione, lo stato penoso del nostro sistema educativo, o lo stallo della nostra situazione geopolitica, non portano la gente in piazza? Dopo Sabra e Chatila l’opinione pubblica israeliana era eccitata: centinaia di migliaia di persone si mobilitarono per dimostrare in quella piazza dove 13 anni più tardi Yitzhak Rabin sarebbe stato assassinato. La Commissione Kahan, nominata a seguito delle pressioni della protesta popolare, stabilì che Ariel Sharon non era adatto a svolgere il ruolo di ministro della difesa in futuro.

In passato Israele era certo della sua moralità. Il sentimento attuale che la società israeliana stia andando in pezzi riflette invece qualcosa di essenzialmente inedito: Israele non è più certo dei suoi fondamenti morali. Tale paralisi riflette un diffuso senso di colpa riguardo al comportamento attuale di Israele. Da un lato Israele sta facendo un grosso sforzo per dar vita a una società morale, democratica e creativa; dall’altro, nei Territori occupati Israele continua a costruire doppi sistemi stradali, a espropriare le terre palestinesi, a tagliare in due i villaggi palestinesi con il muro di sicurezza, a impedire alle donne palestinesi di raggiungere gli ospedali per partorire. Sotto questo aspetto, la psiche collettiva di Israele ricorda quella di una personalità scissa in situazione post-traumatica. Gli uomini che hanno subito un trauma, in genere legato al servizio militare, spesso sono capaci di mantenere una apparenza di rispettabilità durante il giorno, per poi dare sfogo a scoppi di violenza apparentemente inspiegabili quando ritornano a casa la sera.

La psiche collettiva di Israele funziona in modo similare: a partire dal 1948 poco dopo l’Olocausto, fino al 1967, l’esistenza di Israele fu realmente in pericolo. Il Paese dipendeva soltanto dal suo valore in battaglia, mentre disponeva solo di pochi alleati fedeli. Proprio come se non ci fossimo mai affrancati dal passato, continuiamo ad agire come se Israele fosse ancora un piccolo e isolato ‘Yishuv’ (letteralmente ‘insediamento’; con tale termine si indicano gli ebrei che risiedevano in Palestina prima della creazione dello stato di Israele n.d.t.) minacciato di estinzione immediata, e come se ogni nostra azione fosse giustificata dalla necessità di salvaci la vita. Israele, come società e come paese, accetta e rispetta il principio morale dei diritti umani universali. Dentro di noi, sappiamo bene che è moralmente indifendibile il fatto che causiamo sofferenze a milioni di palestinesi in Cisgiordania per mezzo degli insediamenti costruiti in profondità nei Territori. Eppure lasciamo questo che accada. Badiamo alla nostra convenienza e tentiamo di tacitare la nostra coscienza dicendo: “Non c’è un interlocutore”, o “I posti di blocco sono necessari per impedire gli attacchi terroristici”, o ancora “Guardate che cos’è accaduto quando abbiamo lasciato Gaza! Ce ne siamo andati, e tutto ciò che abbiamo ottenuto sono gli attacchi dei razzi Qassam!”

Mentre l’ultima affermazione ha una qualche validità, tutti i sondaggi evidenziano che la maggior parte degli israeliani crede che gli insediamenti all’interno della Cisgiordania mettano a repentaglio la sicurezza di Israele invece di accrescerla; e anche gli esperti militari sono di questo parere. E questi insediamenti sono la ragione principale che è alla base della stragrande maggioranza dei posti di blocco e degli espropri che rendono la vita impossibile ai palestinesi, e che hanno portato quasi tutti i palestinesi a ritenere che Israele, in realtà, non desideri la pace.

C’è solo un modo per porre fine al disagio generalizzato e spazzar via il timore che Israele sia costruito sulle sabbie mobili. È rimettere in sesto la spina dorsale di moralità che è stata danneggiata dalla scissione della psiche israeliana tra una metà rispettabile che crede nella democrazia e nei diritti umani, e l’altra metà che insensibilmente e automaticamente continua a violare tutte le norme in cui tutti noi crediamo. Dobbiamo assolutamente recuperare la capacità di fare un sincero esame di coscienza per ritornare a essere responsabili delle nostre azioni.

Io prevedo che la paralisi terminerà nel momento in cui Israele troverà la volontà politica di dire ai coloni: “noi comprendiamo il vostro dolore e la vostra rabbia, ma abbiamo fatto un terribile errore inviandovi nei Territori. La sopravvivenza morale e politica di Israele dipende dal vostro ritorno a casa”.
Solo quando ci sveglieremo al mattino con la consapevolezza che non ci sono più orrori indifendibili da mettere a tacere, non più giovani soldati inviati a compiere un incarico che li segnerà per tutta la vita, e non più donne palestinesi che perdono i loro bambini solo perché non riescono a giungere in tempo all’ospedale, noi saremo capaci di superare gli enormi problemi interni alla nostra società.

La psiche israeliana ha bisogno di essere liberata dal fardello insostenibile della colpa, se veramente vogliamo ritrovare la nostra capacità di superare le avversità, e la convinzione che abbiamo il diritto di vivere in questa terra. Solo allora sarà liberata anche la creatività e l’intraprendenza che riconosciamo nella gestione degli affari di Israele, nella ricerca e nello sviluppo, nel fiorire della scena artistica, al fine di creare quella società che tutti noi desideriamo.



Carlo Strenger, filosofo e psicanalista, insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Tel Aviv; è membro del comitato permanente di monitoraggio sul terrorismo della World Federation of Scientists


Titolo originale: Israel’s split psyche

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